Lettori fissi

mercoledì 17 gennaio 2018

INTERVISTA AD UNA RAGAZZA MADRE




PRIMA PARTE: LA DELUSIONE

 
In questo mio percorso ho deciso di inserire anche testimonianze di vita vera ed esperienze vissute. A chi non è mai capitato di sentirsi solo in un momento di difficoltà?  Si pensa che quello che ci è successo non potrà mai capirlo nessuno e spesso questo sentimento da un colpo di grazia sulla pena che già si vive. Ci sono ferite a cui nessuna parola o comprensione può dar sollievo, anzi a volte le parole sembrano anche troppe ed inutili. Io ripeto non sono che una formica, ma nel mio piccolo grido: NON MOLLATE MAI, MAI!!!
 

Quella che vi propongo oggi è un'intervista a una ragazza madre, che ancora bambina se vogliamo, vista la giovanissima età, si è ritrovata con un pargoletto tra le mani. Durante la nostra discussione la frase che mi ha colpito molto è stata “ ho fatto una fesseria, adesso col senno di poi e la maturità me ne rendo perfettamente conto, ma in quello sbaglio è avvenuta la cosa più bella, ho avuto mio figlio.” La nostra chiacchierata è stata abbastanza lunga, per questo motivo dividerò il racconto in almeno due parti.

 
 
POSSIAMO DIRE QUANTI ANNI HAI ADESSO? Certo, 26.
 
COM'ERA LA TUA VITA PRIMA CHE SUCCEDESSE TUTTO? COM'ERA IL TUO RAPPORTO CON I TUOI GENITORI? Sono cresciuta in un piccolo paese della Sicilia, vicino Caltagirone. I miei lavoravano entrambi, così io e mia sorella abbiamo trascorso molto tempo con mia nonna materna. Ho sempre amato tantissimo i miei genitori, voglio loro un bene immenso. Il problema è che sono sempre stata una ragazzina un po' ribelle. Se già questo da solo può creare problemi, figuratevi se va a cozzare con una mentalità piuttosto all'antica come quella di mio padre, uomo dai grandi principi e pieno di tabù. Non voleva nemmeno sentir parlare nemmeno di simpatie verso compagni di sesso opposto o roba simile. Voleva che ci concentrassimo sugli studi e ci realizzassimo professionalmente. Mia madre era una donna un po' più flessibile, ma anche lei, come credo tutti i genitori, sognava il meglio per noi.
 
CHE SCUOLA FREQUENTAVI? Frequentavo il liceo commerciale nel settore iter, un indirizzo che ti permette di intraprendere una professione come quella del ragioniere ma ti piazza anche nel settore turistico. Mi sarebbe piaciuto diventare una guida turistica o lavorare in una banca.
 
POI QUALCOSA CAMBIA... Si, avevo 16 anni. Ero al terzo anno di liceo. Un giorno un amico mi iniziò a parlare di un ragazzo che abitava a Novara. Mi incuriosì molto e ci ritrovammo ad avere l'uno il numero dell'altra.  Iniziammo a sentirci. In estate, dopo circa tre mesi di telefonate, lui decise di scendere e venirmi a conoscere. Fu la mia prima cotta, quell'interesse che mi dimostrava mi faceva sentire speciale. Di contro avevo la mia famiglia, mio padre mi negò categoricamente di frequentarlo. Ripeto, è la persona più buona del mondo ma quel suo essere iperprotettivo mi soffocava. Non mi diede la possibilità di conoscerlo realmente, di capire quello che sentivamo, se si poteva davvero definire amore o meno. Non sapevamo in realtà se andassimo davvero d'accordo, io non conoscevo il suo modo di pensare e vedere la vita.
 
QUALE FU LA TUA REAZIONE? La più ovvia forse che poteva avere una ragazza ribella come me, andai via di casa con lui, la classica fuitina. Avevo deciso di rimanere con lui  e così salimmo a Novara.
 
QUANDO SEI ARRIVATA A NOVARA CHE ACCOGLIENZA HAI RICEVUTO? L'accoglienza non è stata delle migliori, la mamma di lui non ha accettato questa nostra scelta, si è molto arrabbiata. Con il passare dei giorni comunque ha deciso di non intromettersi tra di noi e accettare pacificamente la nostra relazione.
 
A LIVELLO DI EMOZIONI COME TI SEI SENTITA IN QUESTO AMBIENTE NUOVO? Avevo molta paura, mi sentivo spaesata, una città nuova, ambiente nuovo, mentalità diversa, mi ritrovavo da figlia a compagna. Mi continuavo a chiedere se avessi fatto la cosa giusta, ma poi interveniva il mio orgoglio e quella "rabbia" nei divieti. E mi convincevo che dovevo andare avanti. Ho iniziato a lavorare, la mattina in un call-center e il pomeriggio, dalle 17 fino a sera, in un ristorante.
 
DOPO POCHISSIMO TEMPO SUCCEDE QUALCOS'ALTRO CHE TI RIVOLUZIONERA' LA VITA PER SEMPRE... Si, scoprì di aspettare un bambino. Ebbi tanta paura, avevo 17 anni, ero lontana dai miei genitori, dai miei familiari, non sapevo cosa fare. Parecchia paura! Ripetevo tra me e me "c'è e mi prenderò le mie responsabilità".
 
COME REAGI' LUI? Inizialmente parve molto felice all'idea di diventare una vera famiglia. Ma forse non era così. Con il passare dei giorni i malesseri dei primi mesi si iniziarono a sentire. Un giorno mi sentì male e la mamma di lui mi accompagnò in un ginecologo privato. Mi disse che tutto procedeva bene, ma che, come tutte le donne gravide, avevo bisogno di sottopormi a controlli costanti. Fare tutto privatamente avrebbe avuto un costo considerevole, per farli gratuitamente avevo bisogno del consenso dei miei genitori essendo ancora minorenne. Quindi fui costretta a scendere nuovamente in Sicilia. Mi feci 22h di treno in piedi e con due borsoni pesanti. Scesi a Reggio Calabria e da lì presi il traghetto, poi di nuovo il treno per tornare dai miei.
 
I TUOI GENITORI COME HANNO REAGITO ALLA NOTIZIA DELLA GRAVIDANZA? Li per lì rimasero spiazzati e un po' delusi, non avevo seguito i loro consigli e mi ritrovavo ora in una situazione più grande di me. Credevano che anche se ero su e lavoravo, avessi pensato agli studi. Poi però la gioia di diventare nonni prevalse. Mi dissero che mi sarebbero rimasti vicino.
 
E POI? Ero appena entrata al quinto mese di gravidanza quando lui mi disse di non sentirsi pronto, aveva 23 anni e non se la sentiva di compiere un passo tanto importante.
 
COME TI SEI SENTITA? Per me è stata una coltellata, mi sentivo sola ad affrontare questa gravidanza, ho avuto di nuovo tanta paura. Soffrivo tanto e piangevo. Piangevo quando vedevo mio figlio nelle ecografie. Piangevo perché mi sentivo sola. Piangevo perché mi sentivo una mamma forse egoista. Piangevo perché pensavo " e ora mio figlio crescerà senza un padre, perché? non se lo merita!" Io soffrivo tantissimo e lui nel frattempo seppi che stava continuando la sua vita tranquillamente, come se nulla fosse successo, si divertiva, usciva con altre ragazze. Non pensò un attimo né a me né al bambino. Da lì preferì che lui sparisse definitivamente dalle nostre vite, non volevo per il mio bambino un padre così. Sinceramente credo che non sarebbe comunque durata molto tra di noi, abbiamo due modi opposti di vedere la vita. Anche se si è giovani ed inesperti, anche se si hanno delle paure bisogna affrontarle insieme, quello che lui non è riuscito a fare.
 
LUI SI E' PIU' FATTO SENTIRE? TI HA MAI CHIESTO ALMENO UNA SUA FOTO? E LA MAMMA DI LUI? Durante la gravidanza mi chiamava ed iniziò anche ad insultarmi, forse le sue paure lo fecero reagire così, mi chiamava per rompere le scatole e darmi tanti dispiaceri. Un giorno i miei genitori parlarono con sua madre, provarono a farci tornare insieme, lo speravano visto quanto soffrivo. La signora disse loro che sarebbero scesi al momento del parto, ma fu solo una gran balla, non si fecero più nemmeno sentire. Quando mio figlio aveva circa 9 mesi lui mi richiamò, voleva sapere che nome gli avessi dato, lo mandai al diavolo. 
 
 
CONTINUA....

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IL BELLO DELLA VITA

E' da tanto tempo che non scrivo. A volte la vita ti prende per mano e ti porta altrove o semplicemente sei tu che scegli di cambia...